Applausi al Pinguino

L'intervista del Corriere a Riccardo Zanotti, frontman dei Pinguini Tattici Nucleari, è bella e fresca. Ha il riff di un giovane uomo intelligente: “Siamo una generazione che deve reimparare un’idea comunitaria. Però, se ci date fiducia, noi ce la prendiamo. Ci rimbocchiamo le maniche. E possiamo farcela”

7 NOV 26
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Riccardo Zanotti (Foto LaPresse)

Se scrivessi che ho una playlist dei Pinguini Tattici Nucleari sulla mia piattaforma streaming non solo mentirei ma non sarei credibile, il che è peggio. Però è vero che qualche canzone l’ho ascoltata, perché ho anche degli amici che ascoltano i Pinguini Tattici Nucleari (per fare il verso a quelli che dicono ho anche amici ebrei per negare di essere antisemiti). Anyway, tra le tante interviste a cantanti e cantantesse che ci rifila ogni giorno il Corriere (e le interviste ai rapper, Dio mio, ai rapper che cantano male e parlano peggio, predicano disagio e incassano il grano non se ne può più), quella di ieri al frontman dei Pinguini, Riccardo Zanotti da Alzano Lombardo, 34 anni, non un pischello, è bella, è fresca, ha il riff di un giovane uomo intelligente. Padre persino (“si chiama Alessandro, come il patrono di Bergamo”, ma la paternità lo ha “sconvolto”).
Il babbo muratore annichilito dalla crisi, la mamma maestra che gli butta la batteria e gli regala una chitarra. Vi danno dei fighetta: “Ci siamo divertiti, dal centro sociale all’oratorio all’aperitivo nel locale fighetto. Trovo bellissima la normalità”. “Siamo una generazione che deve reimparare un’idea comunitaria. Però, se ci date fiducia, noi ce la prendiamo. Ci rimbocchiamo le maniche. E possiamo farcela”. Bravi.