Prendi i quadri e scappa, Art Basel Paris cede ai casseur

Vero che la settimana dell’altissimo collezionismo contemporaneo e dei grandi galleristi e compratori si è svolta in una città surreale, tant’è che alcune installazioni di gran nome poste all’aperto sono state smontate preventivamente. Ma il comunicato ufficiale suona una resa, dettata soprattutto dai timori economici dei galleristi 

23 OTT 26
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Volendo prenderla sul leggero, un po’ da flâneur, si potrebbe scherzare che sarebbe finita come per la Feltrinelli: i teppisti non capiscono nemmeno cosa siano quei parallelepipedi di carta sporca. Idem i casseurs di Parigi, vandalizzando il Gran Palais, non avrebbero riconosciuto un Picasso per terra né tantomeno una Tracey Emin, avrebbero rubato le bibite al bistrot. Però qualcosa di serio e avvilente c’è, nella decisione di Art Basel Paris 2026 di chiudere e smantellare in anticipo di due giorni, venerdì sera, rinunciando al weekend finale per paura, appunto, del devasto. Vero che la settimana dell’altissimo collezionismo contemporaneo e dei grandi galleristi e compratori si è svolta in una città surreale, tant’è che alcune installazioni di gran nome poste all’aperto sono state smontate preventivamente. Ma il comunicato ufficiale firmato dal chief artistic officer di Art Basel Fairs, Vincenzo de Bellis, e dal direttore di Art Basel Paris, Karim Crippa, suona una resa, dettata soprattutto dai timori economici dei galleristi. Ma questo è lo stato dell’arte, con piccola riflessione a lato: niente come il mondo degli artisti contemporanei si schiera e si ispira alle disuguaglianze e ingiustizie sociali da sanare. Poi, quando vengono tempi pericolosi, vale solo il prendi i quadri e scappa.