Il liberismo sega le foreste? La figura cringe di Tozzi

Per promuovere il suo nuovo libro, Mario Tozzi attribuisce al neoliberismo la distruzione delle foreste. Ma sui social gli ricordano che il patrimonio boschivo europeo è cresciuto: una polemica ecologista che si trasforma in un autogol

13 OTT 26
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Mario Tozzi - foto Ansa

È risaputo che non c’è sindrome più imbarazzante, condizione esistenziale più a rischio di tracollo nella prostrazione morale, che avere un libro in uscita. Cosa non si farebbe per farlo sapere in giro. Mario Tozzi, lo spirito col martello, ci è simpatico lo stesso, perché è uno showman. Tuttavia la sindrome del libro in uscita ha colpito anche lui e il risultato, come direbbero i giovani, è molto cringe. Scrive dunque sul suo profilo X che “esce il mio prossimo libro ‘I disastri non esistono’ e stavo pensando a come presentarlo, quando ho trovato questo. Un disastro, alla fine, esiste”. “Questo” è una vignetta degna di Greta quando ancora andava a scuola, divisa in riquadri: “Huracán”, alberi inclinati; “Tsunami”, alberi nell’acqua; “Terremoto”, alberi scossi. Infine: “Neoliberalismo”, tronchi d’albero segati. Persino la “community” gli ha risposto che “secondo i dati di Forest Europe l’Europa (esclusa Russia) è passata da circa 209 milioni di ettari nel 1990 a 232 milioni nel 2025. Aumento di pari a circa l’11 per cento in 35 anni”. Esclusa la Russia, appunto: perché il disastro ecologico del Lago d’Aral lo fece l’Urss, e la Ddr deteneva l’insuperato record storico di inquinamento venefico europeo. Il neoliberalismo, che sindrome cringe.