Era meglio l’acero, perché il diritto tutela il paesaggio, non il diritto alla bella vista

A Como un tribunale condanna un albero perché toglie panorama, aria e luce a una condomina. Dopo il diritto al sole inventato nelle inchieste milanesi, anche l’acero finisce vittima della giustizia creativa. E gli ambientalisti, per ora, non si incatenano

10 OTT 26
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foto via Getty Images

C’era una volta un acero, o almeno c’è ancora per qualche giorno. Un bellissimo acero alto dieci metri, di quelli che in autunno regalano un magnifico foliage in riva al lago. A Dervio, su lago di Como. C’era, perché poi è arrivata un’inquilina del condominio, 71 anni, una Mariacarmen del balcone, augurandole ovviamente lunga vita, e ha fatto causa al tribunale chiedendone l’abbattimento. L’acero le toglieva la vista.
Ringraziamo Open per averci raccontato la storia, perché oltre che comica (tranne che per l’acero: nessun attivista green di “moriremo tutti” s’è ancora incatenato?) racconta molto del nostro (comico) sistema di giustizia. Il tribunale di Lecco ha dato ragione all’inquilina orbata: l’acero, si legge, “pregiudica l’affaccio e toglie aria e luce all’appartamento”. Ma le leggi italiane (Costituzione) tutelano il paesaggio, non un inesistente diritto alla bella vista. A Milano hanno messo su intere inchieste edilizie in base a denunce di violato diritto al “soleggiamento”.
Al primo caso andato in aula, il giudice li ha mandati a stendere. Ora si vedrà se qualcuno di quelli che volevano abbattere i palazzi perché fanno ombra si indignerà per il povero acero gridando, come il vecchio Paolo Rossi: “Ho pianto tanto, era un magnifico acero”.