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Meglio Daniel Maldini. Da mancata precedenza a tossico la distanza è breve
Un pre test da accertare diventa “positivo agli stupefacenti” nei titoli dei principali quotidiani, senza aspettare gli esami tossicologici. Poche ore dopo il Cagliari comunica che tutti i test sono negativi. Ma intanto il ritratto del calciatore è già stato scritto dai giornali fatti con la gogna

Da “non avrebbe dato la precedenza” a “positivo agli stupefacenti”, anzi per qualcuno è proprio “droga”, il passo è breve. Per i titoli dei giornali. Peccato che la positività agli stupefacenti non è vera, è una fake news buttata lì in pasto al lettore tifoso senza nemmeno aver fatto finta di aspettare gli esami tossicologici: per il titolo basta il pre-test. Peccato però che: “Il Cagliari Calcio comunica che il calciatore Daniel Maldini, a seguito delle notizie emerse a mezzo stampa nelle ultime ore, è stato sottoposto a controlli tossicologici. Tutti i test effettuati hanno dato esito negativo. Il calciatore sarà regolarmente presente in gruppo oggi pomeriggio alla ripresa degli allenamenti”. Il comunicato del Cagliari.
Bastava aspettare, bastava non avere voglia di spalmare subito la merda in faccia (come faceva Shpalman, l’eroe di Elio e le Storie Tese). Daniel Maldini (non importa granché sia “figlio di una leggenda”, il titolo l’avrebbero fatto anche se il cognome fosse stato Pistolazzi) ha 24 anni, una carriera che come per tanti coetanei sembrava da Pallone d’oro bell’e pronto e invece no; ma ora ha fatto due gol in quattro partire, l’ultimo decisivo sabato sera a Bergamo. Poi è andato a festeggiare, con permesso della squadra. Daniel Maldini ha 24 anni e magari è un po’ fesso – ma chi non ha mai bevuto due birre e trascurato un precedenza? – soprattutto se sei uno sportivo famoso. Però il trattamento regalatogli dai giornali, nemmeno a Lavitola. Per il Corriere, la Gazzetta e la Stampa il titolo afferma che è positivo non soltanto all’alcol, ma anche – soprattutto! – agli stupefacenti. Il pre test su assunzione di sostanze ha dato un “responso a lui non favorevole” e si “attende la conferma degli esami tossicologici”. Però intanto il titolo è fatto. Solo Repubblica sta un po’ più prudente. Così non deve correggersi precipitevolissimevolmente come gli altri poche ore dopo. Però “non avrebbe dato la precedenza”, scrivono in questo caso con prudenza la Stampa e la Gazza, mentre il Corriere fa proprio la descrizione del botto. Non sono manco d’accordo tra loro su quale Porsche fosse, quella di Maldini che non ha rispettato una precedenza: per tutti è una Carrera, per la Stampa una Cajenne. Ma non si starà a fare qui un salone dell’auto, e nemmeno un esame di dettaglismo. Del resto è capitato alle cinque del mattino, orario in cui i calciatori dovrebbero essere a nanna, e i giornalisti non ancora svegli.
Il punto è tristemente e soltanto un altro. Scrivere in un titolo un’informazione così grave, non comprovata, ma che vale già da condanna morale, abbastanza per sporcare la figura di un atleta, di un ragazzo – chi si ricorda il Clostebol di Sinner, e tanti altri casi – è una scelta deplorevole, come ogni volta che c’entrino possibili reati. Ancora di più se diventa l’occasione (dovrai pur riempirle in qualche modo queste righe che ti hanno dato, no?) per appiccicargli il ritrattino: “Daniel Maldini, dal gol che commosse papà Paolo allo schianto a Milano: il talento in cerca di casa”; o anche: “Dal Milan dei record alle sei squadre in quattro anni”. Insomma un fallimento. A 24 anni. Alle cinque di mattina faceva meglio a stare a letto, certamente. Ma i gagliardi titolisti svegli all’alba dovranno massaggiarsi la coscienza professionale con il Clostebol.