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Un fiore nel giardino di Lea e per Denise
Lea Garofalo era stata torturata e uccisa da assassini della ‘ndrangheta su ordine del marito. Giovedì sua figlia Denise Cosco, che a lungo ha tentato di ricostruirsi una vita, si è suicidata. Storia di un appello spontaneo
12 SET 26

Foto Lapresse
Ringrazio Paolo Maggioni, bravo giornalista e grande cuore milanese, perché ieri per primo ha postato su Instagram la foto del “fortino della ‘ndrangheta” dove avevano abitato Lea e Denise Garofalo, colmando così un mio colpevole non ricordo: “Questa foto è del 16 ottobre 2016, con Stefano Tosetto, grande operatore, girammo ciò che rimaneva… poche settimane dopo l’edificio sarebbe stato abbattuto”. Racconta: “Il giardino di fronte a quel caseggiato, oggi, porta il nome di Lea ed è commovente che sia un punto davvero comunitario della città: ragazzi che giocano a pallacanestro, bambini felici con le loro feste di compleanno, un po’ di fresco per chi lavora intorno e ci passa la pausa pranzo, un rifugio sicuro anche per gli ultimi”.
Aveva aggiunto: “Penso che il modo migliore di ricordare Lea e Denise sia frequentare quel giardino, proteggerlo, custodirlo, migliorarlo”. Lea Garofalo era stata torturata e uccisa da assassini della ‘ndrangheta, su ordine del marito, perché aveva osato sfidare la loro violenza belluina in tribunale. Giovedì sua figlia Denise Cosco, che a lungo ha tentato di ricostruirsi una vita, si è suicidata. Non tutte le storie di riscatto hanno un lieto fine. Ieri sera, grazie a un appello spontaneo, in tanti si sono ritrovati nel giardino di Lea per portare un fiore a Denise.