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CONTRO MASTRO CILIEGIA •
Viva il cinema, da soli
Per salvare il cinema adesso bisogna sentirsi comunità, essere accolti benissimo e mangiare cose buonissime. Peccato che il cinefilo vada in sala soprattutto per essere lasciato in pace
5 SET 26

Il cinema è una rêverie, un sogno a occhi aperti: ma non proprio della notte, meglio del pomeriggio tardi. Non ricordo chi l’avesse detto, forse Jacques Rivette, lo chiederò a Francesco Casetti, che siede in giuria a Venezia e di certo lui lo sa. Di sicuro c’è che ai veri cinephile al cinema piace andare da soli, o al massimo in poca brigata, e chi si ricorda che goduria quando si poteva anche fumare, tenendo lontani i molesti. Altro che comunità. Già dunque ci aveva mandato i popcorn di traverso Greta Scarano con il suo ventaglio cocomero, perché la rêverie del 7 ottobre si porta sempre, ai festival. Ma ieri è arrivata questa nuova fanfaluca, la “comunità”. Come risolvere la crisi del cinema? Ecco qua: “Una delle soluzioni potrebbe essere l’intervento fisico sulle sale: esistono gestori illuminati che sanno creare un rapporto nuovo con chi decide di uscire di casa. Capiscono che se mi alzo dal divano, prendo la macchina e vado al cinema devo essere accolta benissimo, poter mangiare cose buonissime. Sentirmi parte di una comunità”. A parte che al cinema devi andare in bicicletta, se no non sei inclusiva. Ma mangiare cose buonissime? Perché non prova in un agriturismo e ci lascia vedere i film in pace? Una comunità di sognatori solitari, siamo. E pure senza ventaglio di Hamas.