Vannacci indagato sì, ma da Zelig

Mentre i compagni di partito del generale sono sotto indagine, Burgio decide di prendersela col Foglio. Roba che non si deve ridere, no

4 SET 26
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Foto ANSA

Sì, lo sappiamo, a metterla sul ridere con Vannacci si fa solo il suo gioco: noi si pensa di percularlo e lui, zac!, organizza la Notte dei lunghi coltelli. Fortuna, direte, che c’è la solerte Procura militare che ha deciso di indagare, in base a un esposto del sindacato dei militari (chi altri, se no?) su esponenti delle Forze armate sospettati di avere ruoli operativi in Futuro nazionale. Sta di fatto che l’ipotesi di reato non è riorganizzazione del partito nazista, e neanche fascista. Al momento. Roba che non si deve ridere, no. Però, poi.
Arriva il generale (in pensione) Carmelo Burgio, che Vannacci vorrebbe sindaco di Milano, e la prende brutta per un pezzullo di ieri del Fogliuzzo che celiava sul fatto che ai milanesi i generali non piacciono dai tempi di Bava Beccaris. Lui: “Il generale Bava Beccaris ha agito in un contesto storico e istituzionale di fine Ottocento che allora lo approvava, ma che io oggi chiaramente non approvo”. Maddai? Anzi: “Non ho mai utilizzato analoghi strumenti contro la popolazione civile” (pfiuu!), “al contrario, il rispetto della legalità e dei diritti elementari, compreso assicurare il vitto persino ai killer più sanguinari dopo la loro cattura, rappresenta la regola inflessibile”. Pure il vitto, bontà sua. Più che la procura militare, io chiamerei Zelig.