Toda alegria, O Ney

Sarà anche il Mondiale di Neymar da Silva Santos Júnior, l’immortale ferito che vanta un altro record strabiliante in carriera, 1.400 giorni di infortuni, quattro anni tra ospedale stampelle recuperi e sovrumana fiducia nel destino

26 GIU 26
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Non è un Mondiale per gente normale, questo lo si era capito. Ci sono le star del momento, Kylian, Erling e Jude (Hey Jude, gli cantano), ma questa è la faccia normale dell’America. Il resto è il fuori misura, il fuori logica. Ci sono i teenager del sogno, Yamal, Ayyoub, Lennart, roba da ragazzini suoi social e alla Playstation. E poi ci sono i veri giganti, i fuori quota, gli highlander oltre ogni logica biologia e psicologia. Non si scappa, chiunque vincerà questo sarà ricordato come l’ultimo Mondiale di Leo Messi e di Cristiano Ronaldo, ottant’anni in due e 1.909 gol in carriera, e nel suo grande anche di Modric, 200 partite in nazionale. Poi c’è l’higlander diverso, l’immortale che non ti aspetti, perché è il re (“o Ney”) di un paese votato al tempo che svapora e alla saudade. Invece sarà anche il Mondiale di Neymar da Silva Santos Júnior, l’immortale ferito che vanta un altro record strabiliante in carriera, 1.400 giorni di infortuni, quattro anni tra ospedale stampelle recuperi e sovrumana fiducia nel destino che gira della bola e del futebol. Neymar l’altra sera è tornato in campo dopo 981 giorni dall’ultimo terribile incidente. Un santo della gioia e della sofferenza per la sua Selecao. Toda alegria