Christillin e il museo pieno di mummie d’area islamica

La falsificazione culturale sulla nostra storia, e pure di quella del Mediterraneo. Chissà come lo hanno riempito, senza gli Egizi, un museo egizio tra i più belli del mondo

13 GIU 26
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Foto Ansa

Lo so che voi guardate La7 solo per Vannacci dalla Gruber o per beccare qualche insulto ai disabili di Giannini, ma così finisce che vi perdete Evelina Christillin. Che è una personalità culturale, alta società, che però preferisce passare le serate più in tivù che ai ricevimenti in villa. Brava. Il difetto del televisivismo spinto (al tempo della Prima Repubblica per screditare le donne che lavoravano in tivù le chiamavano “televisive”, professione, ma qui non è proprio il caso) è che si finisce a parlare e giudicare di tutto, dall’economia alla pace nel mondo ai bravi ragazzi per bene di Askatasuna (lei è torinese).
Soprattutto Christillin è presidente della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino e l’altra sera, a “Piazzapulita” su La7, è riuscita a dire una enormità, cioè che il suo museo è “di area islamica”. Esattamente. Tremila anni di faraoni e piramidi, Antonio e Cleopatra e la Stele di Rosetta, le mummie e gli ideogrammi e il Libro dei Morti, poi persino i cristiani, e i copti. Ma niente, per lei l’Egitto è soltanto “area islamica”. A questo porta la falsificazione culturale sulla nostra storia, e pure di quella del Mediterraneo. Chissà come lo hanno riempito, senza gli Egizi, un museo egizio tra i più belli del mondo.