C’è resistenza culturale anche a Topolinia, evviva

Roberto Gagnor, storico sceneggiatore di Topolino, è stato allontanato per aver risposto a delle critiche sui social. Il lettore ha sempre ragione, gli hanno detto alla redazione di Paper Sera. Non è più il tempo di discutere, e chi risponde può solo morire da eroe

5 GIU 26
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Foto Ansa

Ha confessato: “L’ho presa male, perché Topolino era fondamentale nella mia vita”. Lui si chiama Roberto Gagnor, fa lo sceneggiatore dei personaggi Disney da 23 anni (quasi metà della sua vita) ma è stato “allontanato”, è un freelance dall’editore perché un mese fa ha risposto a muso duro sul suo social ai lettori del fumetto, indignati (sì, anche i lettori di Mickey Mouse and friends ormai si indignano) perché l’ultimo numero di Paperinik non gli era piaciuto. Ha usato l’ironia, anzi il sarcasmo: “Ho ucciso tua madre, impiccato tuo padre, partecipato a adunate naziste”, ha scritto, “e infine ho scritto una storia di Paperinik che non risponde alle tue aspettative di trent’anni fa!”. Lo sventurato rispose, direbbe Manzoni. Ma più che sventurato forse è meglio dire avventato, del povero Gagnor: perché dovrebbe saperlo che i lettori ormai non sono più lettori, sono maggioranze rumorose a tendenza isterica che azzannano per un nonnulla, che credono di avere ragione. E persino di sapere come si scrive una sceneggiatura di fumetto. Che invece è uno dei lavori più difficili che ci siano, sappiatelo, fumettisti da tastiera. Ma il lettore ha sempre ragione, gli hanno detto alla redazione di Paper Sera. Non è più il tempo di discutere, e chi risponde può solo morire da eroe.