La sinistra e i suoi cartellini retorici

Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, ha detto che “Francesco De Gregori non ha le idee chiare su Gaza”. No, sono solo diverse: il campo di rieducazione può attendere

29 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 09:32
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Foto LaPresse

E spararono al cantautore”, canzone di amaro sarcasmo scritta cinquant’anni fa da Roberto Vecchioni (ma gli haters dell’altrui libero pensiero, ieri e oggi, capiscono il sarcasmo?) faceva riferimento a un “processo” o meglio tentativo di linciaggio di Francesco De Gregori al Palalido di Milano nel 1976. I violenti dell’extra sinistra ce l’avevano col “borghese” che rifiutava di fare “rivoluzione con la musica”. Del resto avevano contestato pure Lou Reed. Decenni dopo la sinistra è accucciata dietro la tastiera ma l’odio è uguale: per qualsiasi forma di libero pensiero. Per non aver timbrato da bravo artista “dalla parte giusta” il cartellino retorico #freePalestine, De Gregori è finito di nuovo nella bufera dell’odio. La sinistra messa male ricorre ormai anche a guitti come Iacchetti: “Grande cazzata. L’uomo di spettacolo è un uomo che pensa al mondo e al futuro dei suoi figli. Che delusione che sei”. Il resto lo fanno infiniti nonnulla da social. Solo che allora i violenti dalla parte giusta urlavano “i Palalido sono i nostri Vietnam”, adesso hanno Gaza. Oppure hanno Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista, gemello di Pagliarulo: “Francesco De Gregori non ha le idee chiare su Gaza”. No, le ha diverse: il campo di rieducazione può attendere.