Il nuovo motto è “le primarie no!”

Tra battute di repertorio e il terrore per il partito aperto. La paura che Elly buschi un cappotto senza armocromista dall’avvocato in pochette è tremenda

17 APR 26
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Foto LaPresse

Ci sono battute di repertorio nella cronaca politica, non sempre chirurgiche ma mai nemmeno proprio sballate. Quella per cui a un congresso dei riformisti italiani basta una cabina del telefono. Oppure quella che il Pd è il partito che avendo inventato le primarie riesce sempre a perderle. Sempre forse no, ma è capitato spesso che il candidato ufficiale prendesse legnate contro uno di campo largo, come si dice oggi. Una volta celebre trasformò l’avvocato Pisapia nel sindaco di Milano. Tanto basta perché, dai giorni gloriosi di Prodi, allora era ancora l’Unione, e del nuovo partito all’amerikana, siano arrivati a un totale, nemmeno più nascosto, farsela sotto: come il triangolo di Renato Zero, il nuovo motto è “le primarie no!”. Ha iniziato Prodi, poi Bersani, buon ultimo Uoltèr Veltroni. La paura che Elly buschi un cappotto senza armocromista dall’avvocato in pochette è tremenda. Si può persino condividere, andreottianamente, il nuovo terrore per il partito aperto, per la società civile che finalmente si libera di cacicchi e tessere: sempre meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Ma poi ci sovviene quel placido commissario televisivo, Buonvino, che diversamente dai Bastardi di Pizzofalcone preferisce ciondolare a Villa Borghese. Dalle primarie al premier cru. Cincin.