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di Maurizio Crippa

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contro mastro ciliegia

Slava Mircea Lucescu, tra calcio, Donetsk e Kyiv

Un calcio fatto di genio e non sempre regolato. Volle rimanere con i suoi giocatori della Dinamo Kyiv nel momento dell'invasione russa: "Non sono un codardo", disse. E ora che è ricoverato, in coma farmacologico, ci piace ricordarlo con uno "Slava!"
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7 APR 26
Immagine di Slava Mircea Lucescu, tra calcio, Donetsk e Kyiv

© foto Ansa

Mircea Lucescu è uno di quegli estroversi cosmopoliti e spiriti liberi che solo l’Europa danubiana, coi suoi confini instabili e immensi, e solo il suo calcio fatto di genio non sempre regolato e sempre transfrontaliero ha saputo regalarci. Uno sperimentatore visionario che ha allenato dappertutto, che parla sei lingue, ma con i piedi ben piantati nelle zolle delle pianure sconfinate dove è cresciuto e dove non ha mai smesso di insegnare lo sport. Venne anche da noi, quando ancora noi si andava ai Mondiali, predicò bel calcio nel deserto.
Ora che ottantenne è ricoverato in un ospedale della sua Bucarest, in coma farmacologico, ci piace ricordarlo con uno “Slava!”. Per quei dodici anni che incantarono tutti alla guida dello Šachtar Donetsk, e poi quando si trovò alla guida della Dinamo Kyiv nel momento dell’invasione russa e dichiarò di voler restare coi suoi giocatori e di non voler lasciare l’Ucraina: “Non sono un codardo”. Dovette poi però evacuare, cercando di mettere in sicurezza i suoi calciatori e attivandosi per far continuare le attività alla squadra. Lo ricordino anche per quel 28 luglio 2022, dopo aver vinto una partita a Istanbul, quando non si presentò alla conferenza stampa, indignato coi tifosi turchi che avevano provocatoriamente inneggiato a Punin. Slava Mircea.

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"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"

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