L’oscena pretesa di stabilire che il “miglior interesse” di Indi Gregory sia morire

Ci sono gli intransigenti della libera vita e della libera morte, legittimi tutti e la politica non dovrebbe lucrare consensi sulle zone grigie. Poi ci sono i giudici, che vogliono stabilire che "il miglior interesse" di una bambina sia morire. Anche se i suoi genitori amano la vita
10 NOV 23
Ultimo aggiornamento: 19:32
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Foto Ansa

Esistono gli intransigenti della vita finché l’ultima cellula avrà esalato il suo ultimo basta, tutto è compiuto; la vita sopra ogni cosa, di solito perché è sacra (ma il padre di Indi Gregory non è battezzato né credente). E pronti tutti o in maggioranza a dire che non si può né si deve, è accadimento e pensiero magico. Poiché non impongono il sacrificio dell’ultima cellula a nessuno, il problema qual è? Esistono poi anche gli intransigenti della morte finché l’ultima cellula potrà dire liberamente il suo ultimo basta. E pronti tutti o in maggioranza a riconoscere che sì, nessuna coercizione o legge può negare il diritto supremo alla morte. Poiché non impongono a nessuno l’anticipo sull’ultima cellula, perché no? Poi ci sono i governi che della biopolitica di ambedue gli amori – per la libera vita e per la libera morte – fanno motivo di profitti e consensi. Andrebbero invece rispettate ambedue le zone grigie. Infine ci sono i giudici inglesi che, nell’oscena pretesa di stabilire che il “miglior interesse” di Indi sia morire, e che nulla valga il desiderio dei genitori di accompagnarla finché vita non li separi, pretendono giudicare l’ingiudicabile, e non è compito loro. Ma forse quei giudici preferiscono la morte.