Lecce e Rep., “dramma della gelosia” con Murgia / 2

Il titolo di un articolo sul caso di Daniele e Eleonora e la polizia del linguaggio. Corsi e ricorsi a via Cristoforo Colombo
30 SET 20
Ultimo aggiornamento: 04:00
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Tanto si erano raccomandati, quelli dell’Uff. Centr. di Rep., di non usare mai più espressioni a rischio di “patologizzare il movente” dei carnefici (decalogo, sezione No) che quasi a sfregio ieri il sito del quotidiano più pol. corr. della storia giornalistica italiana apriva, sul caso di Lecce: “Confessa l’assassino di Daniele e Eleonora: ‘Li ho uccisi perché erano troppo felici. Mi è montata la rabbia’.” Che palesemente contravviene alla regola e anche alla successiva, “non empatizzare con l’omicida”. “Erano troppo felici”, infatti, rientra negli esempi del Punto 7, sezione No: “Non sopportava l’idea di…”).
Con un po’ di buonsenso, in questi tempi di polizia del linguaggio, si potrebbe limitarsi a osservare che sono inciampi inevitabili, quando si forza la mano in nome del linguaggio sciacquato in candeggina. In fondo il titolo di Rep. è pura cronaca. Qualcuno a Rep. vorrebbe impedirla, ma i giornalisti hanno spiegato, con un titolo, che non si può fare.
Senonché, pare, quando quelli del Cdr, già irritati, hanno scoperto che il decalogo è stato dettato da Michela Murgia (ops) non ci hanno visto più: farci insegnare il lavoro da una collaboratrice esterna? Ma dove siamo? Al che l’Uff. Centr., che non ci sta, ha rinfacciato con poca eleganza al Cdr la volta in cui chiese un corso di linguaggio corretto in tema immigrazione niente meno che a Laura Boldrini. Dramma della gelosia. Un po’ come uccidere la felicità.