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BANDIERA BIANCA •
L’ananas sulla pizza è woke o sovranista?
La notizia del pizzaiolo di origine italiana licenziato a Brisbane solleva un dubbio: mettere la frutta tropicale sulla pizza significa imporre una cultura coloniale a una minoranza di italiani in Australia o praticare un esercizio di libertà contro un capitalismo globale di gusti uniformi? Crisi d'identità

(Foto Getty)
Buonasera, sono un ananas e mi domando se sono woke o sovranista. Mi ha mandato in crisi la notizia che un pizzaiolo di Brisbane è stato licenziato perché si rifiutava di utilizzarmi come condimento, nonostante fossi previsto dal menu; essendo un pizzaiolo di origine italiana, riteneva che la ricetta svilisse le sue origini e danneggiasse la sua cultura di appartenenza, costituendo pertanto un’aggressione in piena regola. Ne ho dedotto che io, in quanto ananas, sono sovranista: mettermi sulla pizza significa imporre una cultura coloniale che tradisce l’autentica identità di una minoranza da preservare, quella degli italiani che sulla pizza preferiscono pomodoro e mozzarella anche se si trovano in Australia. Purtroppo, però, chi mi desidera sulla pizza ha fatto notare come tale ricetta costituisca invece un esercizio di libertà e, anzi, utilizzarmi per condire un piatto piovuto da chissà dove è il modo ideale per rivendicare la specificità della cultura gastronomica australiana, ponendo un argine al dilagare di gusti uniformi imposti da un capitalismo globale che vagheggia menu in cui tutte le pizze siano grigie. Ne ho dedotto che io, in quanto ananas, sono woke: mettermi sulla pizza significa rivendicare orgogliosamente una specificità che non ha più bisogno di camuffarsi o nascondersi, ma che può essere praticata alla luce del sole e va accettata per ciò che è. Buonasera, sono un ananas e, fino a ieri, credevo di essere solamente un ananas.