Il delitto del bombolone alla crema

Un’eredità, un uomo incapace di mangiare cibi solidi e un cabaret di dolci. Il dilemma dell’assassino, nel caso di Reggio Emilia

30 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 13:33
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Numerosi interrogativi etici vengono sollevati dal caso dell’uomo assassinato a Reggio Emilia con un bombolone alla crema. I fatti, per i pochi che li ignorassero: un signore ricoverato per problemi psichici, necessitato inoltre a mangiare soltanto liquidi, ha ricevuto un cabaret di bomboloni alla crema dal cugino settantaseienne, il quale mirava a ereditare i trecentomila euro di patrimonio del defunto.
Di fronte alla conseguente morte per soffocamento, si pone anzitutto un problema relativo al fatto che un povero cristo ci abbia rimesso le penne, ma che ciò nondimeno la reazione suscitata dalla notizia sia per lo più di ilarità: significa che un omicidio perpetrato tramite dolciumi è meno tragico di uno inflitto con una coltellata, con un proiettile nel cuore, con delle martellate in testa?
In secondo luogo, c’è la questione della responsabilità. Se i bomboloni fossero stati avvelenati, la colpa dell’assassino sarebbe parsa lampante; il fatto tuttavia che il vassoio incriminato fosse stato lasciato incustodito ha affidato la sorte della vittima alla sua stessa decisione, che da un lato era certamente limitata dalla sostanziale incapacità di intendere e di volere, ma dall’altro fortemente condizionata dalla golosità che lo ha spinto a strafogarsi ma che gli avrebbe evitato il decesso, ad esempio, in presenza di un tupperware di verdure rancide. Chi è responsabile delle azioni di un uomo lasciato solo con un bombolone?
Spicca tuttavia su tutto la strategia del presunto omicida, che non sono sicuro sia stata davvero lucida. A quasi ottant’anni, mi chiedo, cosa se ne fa di trecentomila euro? Gli servono davvero? Quanto rapidamente potrà spenderli? Per quanto tempo è sicuro di goderseli? Prevedeva di fare investimenti a lungo termine per cui valesse la pena di macchiarsi di un reato? Fossi stato in lui, arrivato a quell’età anch’io avrei comprato un vassoio di bomboloni, però me li sarei mangiati tutti io. Nel migliore dei casi, sarei tornato a casa di buon umore. Nel peggiore ne sarei morto, affogando in un’orgia di zuccheri che dà molta, molta più soddisfazione di trecentomila euro.