La moda dei nostri discutibili giorni è il microdramma

Siamo in un secolo in cui tutto deve accadere velocemente, ma non solo, deve anche essere sempre eclatante e inatteso, col risultato che ci aspettiamo un colpo di scena al minuto e quindi, dopo trenta secondi, ci siamo già stufati e siamo passati a un altro microdramma 

26 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 13:46
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Ogni secolo ha il suo dramma, intendo proprio nel senso tecnico del termine. L’Ottocento vide Richard Wagner teorizzare un po’ confuso il Wort-Ton-Drama, con la sua bella sfilza di lettere maiuscole, in cui vagheggiava una totale fusione fra l’azione teatrale, la musica e il testo poetico. Era infatti un secolo di titaniche ambizioni, in cui l’uomo voleva sottoporsi a un costante sforzo di auto-superamento per raggiungere, senza sapere bene cosa fosse, l’assoluto. Nel Novecento, Nikolaj Evreinov fu invece l’ideologo del monodramma, una forma di rappresentazione o di narrativa in cui i vari personaggi sono soltanto incarnazioni di diversi stati d’animo del protagonista, se non dell’autore. Era infatti un secolo di ripiegamento introspettivo, in cui la realtà diventava la proiezione allucinata di ombre interiori che, fino ad allora, l’uomo aveva avuto terrore di indagare.
Nei nostri discutibili giorni va invece di moda il microdramma: ne stava guardando uno la signora seduta di fianco a me in metropolitana e consiste in piccole clip video, abitualmente di durata inferiore al minuto, ciascuna delle quali costituisce la puntata di ciò che un tempo sarebbe stata una telenovela; se non che l’azione è talmente condensata da risultare una sequela meccanica di rivelazioni e sbalzi d’umore, senza scene di raccordo né costruzione del contesto degli eventi, per tacere della totale assenza del sia pur minimo scavo psicologico, della più elementare allusività di un sottinteso. Siamo infatti in un secolo in cui tutto deve accadere velocemente, ma non solo, deve anche essere sempre eclatante e inatteso, col risultato che ci aspettiamo un colpo di scena al minuto e quindi, dopo trenta secondi, ci siamo già stufati e siamo passati a un altro microdramma. Accade così anche nella vita reale, sempre ammesso che ne esista ancora una: vogliamo che istantaneamente il malvagio si penta, il criminale si scusi, la vittima perdoni, l’incontro casuale diventi amore, il matrimonio venga dissolto, il buono si riveli cattivo, l’indagato venga giustiziato, i nemici firmino la pace, le malattie guariscano, le emozioni fiocchino, tutto senza logica né nesso, altrimenti ci annoiamo. Ed è per questo che, nel nostro secolo, la situazione è particolarmente drammatica.