La scuola inclusiva ha promosso anche i maranza

Altro che educazione per fermare la rabbia giovanile, come dice Majorino: dopo anni di progetti formativi e buone intenzioni, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il problema è una scuola più attenta a ciò che gli studenti sono che a ciò che sanno, incapace di insegnare persino la differenza tra rivolta e rivoluzione

21 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 12:28
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Scontri durante la manifestazione 'Italia In Piazza' del 17 ottobre 2026, Milano (Ansa/Paolo Salmoirago)

No, spiace contraddire Pierfrancesco Majorino, ma la rabbia giovanile non si combatte con l’educazione, come ha dichiarato il politico milanese. Non funziona, abbiamo le prove sperimentali. Sarà un decennio, e certo più, che a scuola ce la menano con l’educazione civica e l’educazione sentimentale e l’educazione ambientale e l’educazione alla legalità e tutte le possibili declinazioni della formazione artificiale di cittadini attivi e onesti, di individui attenti e garbati; sarà mezzo secolo che si scarica sulla scuola la responsabilità sovrumana di fare il lavoro che molte famiglie e molte comunità hanno rinunciato a svolgere, e – dalle minicar romane ai casseurs milanesi, dagli accoltellatori campani agli omicidi romagnoli – i risultati sono sotto gli occhi di tutti, o almeno di quelli che non ce li hanno pesti. Né va meglio se Majorino intendeva education all’inglese, nel senso di istruzione; anche lì il sistema ha fallito.
Io vorrei infatti interrogare i giovani arrestati dopo i tumulti di piazza Duomo, non in senso poliziesco bensì didattico: per chiedere loro se conoscano la definizione di democrazia e quella di repubblica, se sappiano dirmi qualcosa sulle radici teoriche della proprietà privata e della sua contestazione, se discernano il carovita dal valore delle merci, se abbiano contezza di cosa siano il tirannicidio e l’appello al cielo, se siano in grado di elencarmi cosa trasformi uno Stato libero in uno dispotico, se riescano a distinguere il 1789 dal 1830, il 1848 e dal 1870, o almeno il 1968 dal 1977. Anzi, chiedo troppo: mi basta scoprire se hanno una mezza idea della differenza fra rivolta, ribellione e rivoluzione, ma posso immaginare le risposte, poiché in tempi di pace ho già interrogato innumerevoli loro simili. I minorenni che spaccano tutto sono i figli della scuola dell’obbligo estesa fino ai sedici anni, della scuola inclusiva ossessionata dal peso di ciò che si è anziché di ciò che si sa, della scuola che li ha promossi perché in fondo erano brave persone, educatissime.