Il poliamore della Gen Z: cambia il nome ma non le corna

Relazioni a V, triadi, policuole e poliamori gerarchici: la generazione Z inventa un vocabolario nuovo per pratiche sentimentali vecchie quanto il mondo. Il superamento della monogamia promette di liberarci dal possesso, ma rischia di sostituire le vecchie gabbie con altre, soltanto più complicate

20 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 12:48
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Questa generazione Z! Versa vino vecchio in otri nuovi. Tramite un’inchiesta di Giulia D’Aleo su Repubblica, ho infatti appreso che la monogamia ha alfine i giorni contati grazie alla diffusione su vasta scala del poliamore; o, meglio, dei poliamori, coscienziosamente elencati in un’apposita tabella. C’è la relazione a V, in cui una persona ha due partner distinti non coinvolti fra di loro; un tempo si chiamava bigamia. C’è la triade, in cui tre persone sono romanticamente legate fra di loro; un tempo si chiamava triolismo (googlate). C’è il poligono, in cui quattro persone – ma perché solo quattro? in tal caso è un tetragono – formano una rete amorosa con legami variabili; un tempo si chiamava scambio di coppia. C’è la policuola, in una rete di persone è unita da relazioni romantiche e sessuali; un tempo si chiamava comune. C’è il poliamore gerarchico, in cui alcune relazioni hanno priorità rispetto ad altri; un tempo si chiamava avere l’amante ma doversi accontentare del coniuge. C’è il poliamore non gerarchico, in cui non esistono priorità prestabilite tra i diversi partner; un tempo si chiamava adolescenza e poteva durare decenni. C’è il poliamore solista, in cui si coltivano più relazioni senza, cito testualmente, voler seguire tappe tradizionali; un tempo si chiamava scopare in giro. C’è il poliamore parallelo, in cui i partner sanno delle altre relazioni, ma preferiscono non immischiarsi; un tempo si chiamava matrimonio. C’è il poliamore kitchen table, in cui i diversi partner si frequentano anche in contesti quotidiani; un tempo si chiamava sit-com. C’è infine il poliamore mono-poliamoroso, giuro, in cui un partner preferisce l’esclusività, mentre l’altro ha più relazioni; un tempo si chiamava mettere le corna.
Intendiamoci, sono il primo a dire che sono venute meno le esigenze biologiche ed economiche alla base delle relazioni tradizionali, piaccia o meno; che siamo in una confusa fase di passaggio di cui forse nemmeno la generazione Z vedrà la fine, ma ho fiducia per chi è nato oggi, auguri; che il tramonto della monogamia è l’unica strada percorribile, se davvero si vuole superare il senso del possesso che causa drammi, tradimenti, femminicidi e violenze di varia foggia, benché non tutte dichiarate o ammesse. Fatto sta che il proliferare della nuova nomenclatura sentimentale mi sembra un correre felice incontro alle proprie catene: sono catene nuove rispetto alle precedenti, ma sono sempre catene. Questa generazione Z! Abbastanza intelligente da accorgersi che vanno infranti i vecchi problemi, i vecchi vincoli, le vecchie gabbie; non abbastanza intelligente da capire che la soluzione non sta in nuove gabbie, nuovi vincoli e problemi nuovi.