La scuola non è un cordone sanitario contro il mondo

Gli insegnanti di Torino si sono frapposti tra gli agenti e gli studenti, ma rivolti dalla parte sbagliata. Proteggere i ragazzi non significa ripararli da ogni urto: significa anche renderli responsabili delle proprie azioni, invece di difenderli da sé stessi

19 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 17:02
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LaPresse

Gli insegnanti italiani non sanno da che lato sono girati; lo dico fuor di metafora, alla lettera, dopo avere visto il cordone umano frapposto ad agenti e studenti durante le proteste di Torino. Dalle foto si evince chiaramente che gli insegnanti si sono collocati sì a protezione dei propri studenti, ma col viso rivolto verso gli agenti: tutt’altro senso avrebbe avuto la medesima foto, però con gli insegnanti voltati dalla parte opposta. Disporsi a fronteggiare gli agenti significa voler proteggere gli studenti, certamente, atteggiamento che reputo condiviso da qualsiasi insegnante in circostanze estreme (se ve lo state domandando, sì, anche io ho alcuni alunni per salvaguardare i quali preferirei farmi dare un sacco di mazzate, pur sperando non sia necessario); tuttavia, disporsi a fronteggiare gli studenti avrebbe significato volerli proteggere ancora di più. Se gli studenti vedono gli insegnanti di schiena, si convincono infatti che il compito degli insegnanti sia di tutelarli dal mondo, e che quindi la scuola costituisca un alveo isolato di impunità e scarico di responsabilità, tanto ci sarà sempre un adulto che si getterà in mezzo a corpo morto. Se gli studenti avessero invece visto gli insegnanti di faccia, fermo restando il cordone protettivo, si sarebbero convinti che il vero compito degli insegnanti sia di guardarli negli occhi e difenderli, non da un mondo esterno che ahimè è inevitabile e prima o poi li divorerà tutti, ma dalla maniera in cui affrontano la realtà. Gli insegnanti che si sono schierati in difesa degli studenti dando loro le spalle hanno rinunciato a proteggerli da sé stessi.