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Il Manchester City è colpevole, ma le biblioteche sono innocenti
La sindaca di Manchester difende i benefici che gli investimenti del club hanno portato alla città, senza negare i suoi illeciti sportivi. Una lezione di filosofia morale: si può condannare chi ha violato le regole senza cancellare tutto ciò che di buono ha fatto. Perché soltanto il moralismo pretende che i colpevoli non abbiano meriti

La grande tradizione britannica in materia di filosofia morale si è arricchita questa settimana con una lezione magistrale di natura intrinsecamente pratica, tenuta dalla sindaca di Manchester. Questa Bev Craig, succeduta ad Andy Burnham nella carica di prima cittadina, ha portato con sé in una trasferta commerciale in India un emissario del Manchester City; proprio quel Manchester City che è appena stato trovato colpevole di illeciti che gli costeranno punti di penalizzazione in campionato, forse la retrocessione, forse una squalifica dalle competizioni federali. Ebbene, Bev Craig ha specificato che la colpevolezza del Manchester City è fuori discussione, essendo stata accertata dagli organismi competenti, e che verrà trattata nel modo più opportuno dalle autorità sportive. Ciò tuttavia non toglie che, grazie alla vertiginosa ascesa del team celestino e alla conseguente immissione di denaro, interi quartieri di Manchester hanno potuto beneficiare, cito, “di una nuova biblioteca, di un nuovo centro di aggregazione, di una nuova scuola, di investimenti infrastrutturali, di posti di lavoro”, eccetera.
Se anziché in storia moderna si fosse laureata in filosofia, Bev Craig avrebbe potuto agevolmente concludere il discorso rispondendo alla domanda: ma allora il Manchester City è buono o è cattivo? La risposta è che nessuno è completamente buono né completamente cattivo; che un’infrazione è sempre circoscritta alla norma che si infrange e non pregiudica interamente il perpetratore; che il danno e il beneficio possono coesistere nelle stesse azioni; che solo il moralismo ottuso può ritenere che, se il Manchester City verrà retrocesso, per far trionfare la giustizia in città bisognerà chiudere la biblioteca, sciogliere il centro di aggregazione, abbattere la scuola, ritirare gli investimenti strutturali e licenziare tutti i lavoratori.