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BANDIERA BIANCA •
Il pubblico, quando non capisce, si disamora. Il caso Digger
L'ultimo film di Iñárritu è ambientalista, capitalista, distopico e utopistico. Troppo complicato per un pubblico che al cinema cerca soprattutto conferme alle proprie convinzioni. Se Cruise si fosse travestito da soldato israeliano cattivo, forse avrebbe già l’Oscar in tasca

(Foto Getty)
Alla fine il successo è sempre questione di riconoscibilità. Proprio per questo motivo “Digger”, il gran film di Iñárritu con Tom Cruise truccato da vecchio petroliere, sta ottenendo così pochi guadagni al botteghino: il pubblico non riconosce l’attore protagonista nel sembiante da figaccione fossilizzato nell’immaginario collettivo e, soprattutto, non riconosce la tesi sottesa alla pellicola. È un film ambientalista? Parrebbe di sì, visto che preconizza un futuro post-apocalisse climatica. È un film capitalista? Parrebbe di sì, visto lo strepitoso monologo del petroliere sul costo ambientale della libertà. È un film distopico? Parrebbe di sì, visto che è ambientato in un futuro che non ci auguriamo. È un film utopistico? Anche, visto che descrive una società capace di ridere delle tragedie passate e in cui il genere umano, di riffa o di raffa, si riorganizza e va serenamente a teatro.
Il pubblico, quando non capisce, si disamora; è inutile sperare che gente con una soglia dell’attenzione sui cinque minuti sia in grado di cogliere le sottigliezze di un film di due ore, oppure di accettare che i problemi complessi non esigano risposte univoche. Molto meglio andare al cinema per vedere un film che dichiara chiaramente da che parte sta e consente al pubblico di sentirsi da quella giusta. Dispiace per Tom Cruise e per tutta la fatica che deve aver fatto per truccarsi da petroliere ottuagenario; se si fosse truccato da soldato israeliano cattivo, avrebbe avuto l’Oscar assicurato.