Il santone della Val di Susa e le cose in cui fingiamo di credere

Se fosse reato credere davvero in una religione falsa, allora significherebbe che a costituire reato sarebbe la buona fede, e dovrebbero esserci retate fra tutte le persone che vivono come se avessero esistenza concreta concetti dei quali non abbiamo invece materiale contezza      




5 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 12:30
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(Foto Ansa)

Della storia del santone arrestato in Val di Susa, colpisce come, secondo la vulgata che corre sul web, sia stato arrestato in quanto finto santone. È ovvio invece che a farlo ammanettare sono stati gli abusi cui ha sottoposto gli adepti della propria setta, mentre il fatto di essere un santone, finto o vero, di per sé non costituisce reato. Ci sono infatti quattro possibilità: o la religione del santone è vera e lui ci crede sul serio; o la sua religione è falsa e lui ci crede lo stesso; o la religione del santone è falsa e lui non ci crede ma fa finta; oppure la sua religione è vera e lui non ci crede – opzione, quest’ultima, che è un non sequitur e quindi va esclusa. Restano le altre tre. Se fosse reato credere in una religione vera, ci troveremmo di fronte a un caso di persecuzione e delle più ottuse, sempre ammesso che su questa terra si possa avere certezza delle cose del cielo.
Se invece fosse reato credere davvero in una religione falsa, allora significherebbe che a costituire reato sarebbe la buona fede, e dovrebbero esserci retate fra tutte le persone che vivono come se avessero esistenza concreta concetti dei quali non abbiamo invece materiale contezza: Dio, l’aldilà, il bene, le istituzioni, insomma tutte quelle parole sul cui significato siamo d’accordo solo per sommi capi, poiché indicano oggetti che non possiamo né vedere né toccare. Infine, se il santone fosse stato arrestato perché finge di credere in una religione falsa, ebbene nulla avrebbe di diverso da tutti noi, che andiamo avanti giorno dopo giorno mostrandoci ipocritamente convinti di credere davvero ai riti cui partecipiamo, ai valori che professiamo, ai legami che abbiamo stretto, alle promesse che abbiamo fatto, ai partiti per cui votiamo e perfino alla squadra per cui tifiamo; in una parola, all’identità che ci siamo costruiti. Bastasse questo per venire arrestati, in Italia nessuno resterebbe a piede libero: per abuso della credulità popolare, e della propria.