"Non parlare con gli sconosciuti". Ma se ce li abbiamo in casa?

Le due bambine di Caltanissetta scomparse per una notte erano in un negozio: hanno seguito una sfida diffusa sui social. Il vecchio ammonimento dei genitori si è rovesciato: ora l'ignoto entra dallo schermo 

23 SET 26
Ultimo aggiornamento: 12:46
Immagine di "Non parlare con gli sconosciuti". Ma se ce li abbiamo in casa?

Anna Barclay/GettyImages

La cronaca è sempre noiosa e, in particolare, noiosissima è quella che verte sui bambini: ogni singolo caso, non importa quanto tragico, finisce sempre per collocarsi sulla scala disposta dall’antico ammonimento che i genitori dispensavano costantemente, ossia “non parlare con gli sconosciuti”. Vale anche per le due sorelline di Caltanissetta che avevano fatto preoccupare la famiglia e i giornalisti scomparendo per ventiquattr’ore, salvo poi riapparire bel belle e rivelare che la sparizione era dovuta a una sfida lanciata sui social, a quanto pare piuttosto diffusa, di trascorrere di nascosto una nottata in un negozio. Se quand’ero piccolo io, centocinquant’anni fa, il rischio del parlare con gli sconosciuti proveniva dall’esterno, ossia da misteriosi e inquietanti figuri che si aggiravano per i giardinetti e coi quali proprio non veniva voglia di intavolare conversazioni, adesso lo stesso rischio si è fatto più subdolo: proviene da sette miliardi di ignoti il cui sembiante viene accuratamente mimetizzato e si manifesta attraverso lo strumento di uso quotidiano e continuo intrattenimento che teniamo sempre davanti al naso, ossia quanto di più familiare e meno inquietante possiamo immaginare. Ma quel telefono col quale grandi e piccini parlano di continuo costituisce la confutazione definitiva dell’antico ammonimento: dimostra ai genitori che al pericolo non può esserci mai riparo perché, in fin dei conti, gli sconosciuti sono i figli.