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Copiare l'AI spinti dal proprio amore per la conoscenza
L'inganno è molto più complesso di quanto sembra: bisogna verificare il contenuto, poi riadattare lo stile e cercare di renderlo credibile. Perché farlo allora? Semplice, per dedicarsi al sapere che interessa veramente

Foto ANSA
Un servizio del New York Magazine indaga sugli stratagemmi utilizzati dagli studenti universitari – rigorosamente coperti dall’anonimato – per copiare dall’intelligenza artificiale. Ne emerge che è una faticaccia. Contrariamente a quanto si possa pensare, e cioè che basti chiedere all’AI di scrivere una tesina e poi consegnarla, bisogna invece prendere la stesura artificiale, operare un severo fact-checking, rimodellare lo stile spesso rudimentale dell’AI, ma al contempo rendere i contenuti più grezzi, meno levigati, più simili a come scriverebbe un ventenne, magari aggiungendo anche qualche imprecisione qua e là, per amor di credibilità.
Nel complesso, ci si mette più tempo che a studiare i materiali e produrre la tesina. Allora, perché farlo? Un po’, certo, per il gusto intrinseco di ingannare, che garantisce un piacere ignoto all’onesto secchione. Uno studente intervistato spiega tuttavia che utilizza questi arzigogolati metodi da falsario perché, il più delle volte, gli viene richiesto di documentarsi su argomenti che non lo interessano, utilizzando materiale bibliografico desueto o scadente, per scrivere tesine che sono meri esercizi di stile privi di qualsiasi valore intellettuale. Tanto vale farlo fare a una macchina, mentre lui preferisce stare per conto proprio sul divano con un libro – altrimenti, a furia di dover studiare, non ha mai tempo di leggere qualcosa di buono. Forse il miglior antidoto contro l’abuso dell’AI nell’istruzione è abbandonare i metodi didattici innovativi, l’ossessione per le valutazioni, la rigida burocrazia del sapere accademico e lasciare libero ogni studente di leggere ciò che gli pare.