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Con Corona si rischia un partito per ogni cittadino
Non si può nemmeno candidare ma non importa, basta seguire la personalizzazione della politica italiana. Il reporter si paragona a Berlusconi, ma gli mancano diversi attributi, a cominciare dal Milan

Foto ANSA
“Per la verità” è un nome indovinatissimo per il partito nuovo di pacca fondato ieri da Fabrizio Corona, lo scatenato reporter che l’ha lanciato con un video di ventiquattro minuti in cui parla a vanvera – comunque sei ore e mezzo in meno del record di Fidel Castro, bisognerà impegnarsi di più. Ha fatto scalpore che Corona si sia paragonato a Berlusconi, però un Berlusconi senza Milan, senza reti televisive, senza aziende immobiliari, senza visionarietà, senza ottimismo, senza sole in tasca, senza successo, senza credibilità, senza sensibilità politica e senza capacità di governo. Soprattutto, Corona è senza eleggibilità: a seguito di una condanna penale, notano i cronisti politici, può fondare tutti i partiti che vuole e scrivere i programmi di governo più avventurosi, senza però potersi candidare. A che pro, dunque, lanciare un partito per non prendere neanche un voto? La risposta giace, temo, nell’acuta personalizzazione della politica italiana.
Altro che legge elettorale: trent’anni fa ci eravamo illusi di andare verso il bipolarismo, ossia due contenitori contrapposti capaci di riassumere in sé diverse anime della destra e della sinistra, quando invece stavamo andando verso la schizofrenia. La politica italiana patisce un disturbo di personalità multipla che mira all’obiettivo più ambizioso mai dichiarato da una democrazia: un partito per ogni cittadino. È evidentemente questo il punto d’arrivo cui mira la tendenza, iniziata sì con Berlusconi, a fondare un proprio partito; solo che Berlusconi era un aggregatore, voleva che tutti si iscrivessero al suo partito e lo votassero con innamorato entusiasmo, mentre i suoi emuli sono stati dei divisori, che hanno preso la politica italiana e l’hanno spezzettata in infiniti partitini o partitoni il cui programma consiste esclusivamente nell’adesione al sostegno per il rispettivo capo. Questa è l’ultima e fondamentale differenza fra Corona e Berlusconi, ma anche la sua principale somiglianza con tutti i leader politici che critica. Per la verità.