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BANDIERA BIANCA •
Uno storico non è un pm. Il caso del registro storico dello schiavismo britannico
Alcuni atenei hanno realizzato una ambiziosa opera di ricostruzione storica, ma i nomi presenti al suo interno hanno provocato grande scandalo. Un fraintendimento che rischia di appiattire tutto il passato su un presente indistinto e confuso

Una stampa tratta da "The Slave Trade and its Abolition", a cura di John Langdon-Davies, Jonathan Cape, Londra, 1965 (foto Getty)
Il grande registro storico dello schiavismo britannico, appena reso pubblico con grande scandalo, contiene un elenco di individui colpevoli di averlo hanno finanziato (lo schiavismo, non il registro): sono seicentoventidue pagine che iniziano con degli oscuri Mulgarve, Pidgeon, Field, Hillman e arrivano a nomi illustri, che pare dimostrino il coinvolgimento diretto della corona. Si tratta dunque di una fondamentale e ambiziosissima opera di ricostruzione storica, dovuta in primo luogo agli atenei di Lancaster e Manchester, nonché all’University College London; il conseguente scandalo deriva tuttavia da un fraintendimento, forse un tradimento delle intenzioni.
Fra articolesse sui giornali e documentari in tv, la notizia del registro dello schiavismo parte infatti da tre presupposti errati: che un’azione oggi riconosciuta come contraria alla legge e alla dignità umana risultasse tale a chi la perpetrava nei tempi in cui era espressamente consentita o tacitamente approvata; che gli attuali eredi, incluso il re d’Inghilterra, siano responsabili delle azioni degli antenati, inclusi i re d’Inghilterra; che il compito del presente sia di smascherare le colpe del passato e stigmatizzarle con un tonante “gnè gnè gnè”. È questo, purtroppo, il contrario della storia. Non credo che nessuno storico finora abbia approvato il massiccio utilizzo della ghigliottina, la tracotanza di far bere Rosmunda dal teschio di suo padre, oppure quel curioso castigo dell’adultero che nell’antica Grecia andava sotto il nome di rhaphanidosis; ogni storico riteneva però di dover dare per assodato che quelle azioni poco commendevoli trovavano nel contesto di secoli lontani una giustificazione sociale, benché non morale, da studiare per capire qualcosa in più del mondo. Se il lavoro dello storico viene invece ridotto a quello di pubblico ministero in un processo permanente ai cadaveri, se l’elenco dei responsabili nel registro dello schiavismo viene usato come lista di proscrizione postuma, si finisce per appiattire tutto il passato su un presente indistinto e confuso, riuscendo nell’intento di non farci capire più né l’uno, né l’altro.