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Se la Lega torna a fare la Lega, quasi quasi la voto
Una Carroccio in mano a chi ha governato il nord, come Zaia, accorcerebbe la distanza tra le parole e le cose: da trent’anni i nomi dei partiti non veicolano più alcun contenuto. Perfino "Lega" ha perso il suo senso originario: l'unione degli interessi locali contro un potere più vasto

Matteo Salvini - foto LaPresse
Se lo faranno davvero, se davvero Zaia, Fontana e Fedriga giubileranno Salvini, magari vincerò la mia naturale ritrosia verso il suffragio universale e al prossimo giro voterò per la Lega. Non perché io nutra chissà qualche smania di sabotare Salvini, che già mi sembra bravissimo a sabotarsi da sé; ma perché una Lega in mano a chi governa o ha governato il nord accorcerebbe un po' la distanza fra le parole e le cose.
La caratteristica saliente della politica italiana è infatti che, da una trentina d'anni oramai, i nomi dei partiti non veicolano alcun contenuto, limitandosi a giustapporre parole tutt'al più evocative o eufoniche. Se nella prima repubblica chi era socialista votava per il partito socialista e chi era liberale per il partito liberale – se insomma, in passato, i partiti erano barattoli la cui etichetta faceva capire cosa ci fosse dentro – negli ultimi decenni la politica è diventata flatus vocis: cosa vuol dire esattamente, in una democrazia, "Partito democratico"? "Fratelli d'Italia" è una canzone, quindi avrebbe potuto chiamarsi anche "Va' pensiero" o "Nel blu dipinto di blu"? Anche quando sono stato tentato di apporre la crocetta su "Azione" o "Italia viva", l'ho fatto spinto da considerazioni un po' più ampie del semplice dato di fatto che fossi vivo e, di conseguenza, agissi.
Lo stesso è successo alla Lega, il cui nome è diventato esempio lampante di autoreferenzialità, chiamandosi adesso "Lega – Salvini premier": come a dire che l'unico obiettivo del partito è prendere un signore che si chiama Salvini e fargli ottenere l'incarico di premier benché, malauguratamente, non sia ancora previsto dall'ordinamento costituzionale italiano.
Se i governatori del nord prendessero in mano la Lega, dovrebbero giocoforza cambiarne la ragione sociale per spiegare agli elettori che si tratta del partito che difende le regioni economicamente più avanzate d'Italia: tornerebbe così a essere comprensibile anche il termine "Lega", che dall'XI secolo indica l'unione degli interessi locali contro i soprusi di un potere più vasto. Non so voi, ma ho sempre nutrito una spiccata predilezione per le parole di senso compiuto.