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Se lo sfruttamento lavorativo finisce nei musei
A Ripon apre un museo che fa rivivere ai bambini la fatica e il lavoro minorile dell'età vittoriana. Ma mentre ricordiamo la storia, ci facciamo consegnare la cena dai rider come fosse una performance

Foto ANSA
Non so se avete presente Ripon, ameno paesino sulla strada che da Littlethorpe va a Sharow, praticamente di fianco a Studley Roger e subito sotto Hutton Conyers. No? Ci credo, non ce l’ha presente nessuno; sono certo però che la località a nord dello Yorkshire diventerà presto famosa perché di recente ha inaugurato un museo sull’età vittoriana. Ora, di musei sull’età vittoriana, in Inghilterra, ce n’è in abbondanza; fatto sta che questo ha la caratteristica di concentrarsi soprattutto sulle dure condizioni lavorative in Gran Bretagna alla fine dell’Ottocento, in particolar modo quelle infantili. E così, da tutto il Regno Unito, accorrono famigliole per far ripercorrere ai propri bambini le orme dei poveri e degli sfruttati, provando l’ebbrezza, grazie ad appositi laboratori, di impastare il pane, strizzare il bucato e, magari, finire dietro le sbarre.
Noi che in Europa abbiamo gioiosamente importato da oltreoceano il modello del fattorino istantaneo, costretto ad accorrere a ogni nostro capriccio venendo pagato un nonnulla, sovente privo di diritti, continuamente esposto a incidenti e non di rado a rischio arresto, possiamo approfittarne per rimettere alfine le cose in prospettiva: macché povertà, macché sfruttamento, questi solerti rider che rischiano l’osso del collo sfrecciando al nostro servizio vanno interpretati come pezzi da museo, attività laboratoriali, installazioni artistiche. Lavoratori di tutto il mondo, siete una performance.