L'AI non sostituisce l'autore, lo completa. Il caso di Jerry Falade e del suo bestseller mancato

Il giallo Call me, I’ll hide the body era stato cercato da quattordici editori, prima di essere ritirato per sospetto uso dell’intelligenza artificiale. Ma se quasi tutti i libri sono rimaneggiati da persone diverse dall’autore, perché dovremmo scandalizzarci quando questo lavoro viene svolto tramite una macchina?

6 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 13:21
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Foto di Kaitlyn Baker su Unsplash

Vi assicuro che lo stile e il ritmo del testo non contano affatto: il potenziale bestseller milionario che si è visto stracciare il contratto per sospetto uso dell’intelligenza artificiale tocca una corda molto meno estetica, ma molto più pragmatica, dell’editoria. Avrete letto che il giallo Call me, I’ll hide the body del giovane Jerry Falade era stato cercato da quattordici-editori-quattordici, i quali avevano indetto una vertiginosa asta al rialzo prima che lo stesso agente dell’autore ritirasse il romanzo dal mercato, ritenendolo scritto dall’AI. Ripeterò per l’ennesima volta che l’aiutino del chatbot per la produzione di un testo di largo consumo non ha alcuna rilevanza dal punto di vista etico: sia perché l’AI è uno strumento che bisogna saper addestrare e perfezionare, quindi non sostituisce l’autore ma, caso mai, lo completa; sia perché è risaputo che quasi tutti i bestseller sono rimaneggiati, rieditati, riscritti (o scritti ex novo) da persone che nulla hanno a che vedere con l’autore, quindi non si capisce perché dovremmo invece scandalizzarci quando il medesimo lavoro viene svolto tramite una macchina.
Né la questione può essere di natura estetica, come lasciano supporre le notazioni dell’agente su stile e tono del testo, che risponderebbero più ai prompt per un chatbot che all’espressione creativa di un autore: da anni oramai quasi tutti i bestseller sembrano provenire da un pastone stilistico rimescolato e indistinguibile, traendo anzi parte del proprio successo proprio dal fatto che l’autore si scansi e propini al pubblico un testo tanto scorrevole che avrebbe potuto scriverlo chiunque altro – anche una macchina. Se un editore dispone di un manoscritto che può vendere milioni di copie, cosa gliene frega se l’ha scritto un monaco benedettino oppure un robot? Il guaio è che l’AI produce testi pseudo-originali rimaneggiando uno sterminato database di testi similari che utilizza come modello; un romanzo scritto con l’AI è dunque ad alto rischio di plagio inconsapevole, poiché non fa che ricicciare sintagmi, tropi, stilemi e brani già letti altrove. Si tratta esattamente di ciò che il pubblico vuole, per carità; è però un rischio che, alla lunga, condurrebbe l’editore a perdere denaro anziché a guadagnarlo, unico motivo per cui si pubblica qualcosa. Quando si parla di editoria, la letteratura non c’entra nulla.