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Bandiera Bianca •
Dai Montgolfier alla noia di oggi. Così abbiamo perso lo stupore di volare
Un acrobatico pilota inglese, descrivendo durante un volo le parole "I'm bored", ci ha dimostrato che nulla oramai è rimasto dello spavento e dell’estasi che caratterizzavano i primi rudimentali e rischiosi tentativi. Siamo animali che volano mortalmente annoiati

I fratelli Montgolfier decollano dalle Tuileries a bordo di una mongolfiera, 1783, Parigi, incisione colorata, Francia, XVIII secolo (Foto Getty)
C’è dunque stato quest’aereo che, durante un volo di esercitazione al confine fra Inghilterra e Galles, tutt’a un tratto ha cambiato rotta e, di virata in virata, ha descritto le parole I’m bored (“Mi annoio”) chiaramente visibili sui radar della torre di controllo. Poi è tornato a volare normalmente, ma intanto l’anonimo pilota aveva fatto la storia come e più di Lindbergh o del Barone Rosso. Ha infatti chiuso un cerchio aperto nel 1783, quando i fratelli Montgolfier avevano sfidato con la propria invenzione il cielo e le leggi di natura, decollando dai giardini delle Tuileries. “Stan mille volti pallidi / e mille bocche aperte. / Sorge il diletto e l’estasi / in mezzo allo spavento”, scriveva al riguardo Vincenzo Monti, presagendo un prossimo futuro in cui cento, mille palloni aerostatici si sarebbero librati in volo, aprendo un’epoca di progresso indefinito per un’umanità padrona del cielo, dopo la conquista di terraferma e acque.
Quel progresso c’è stato, così che quando serve voliamo tutti senza farci troppo caso; l’acrobatico pilota inglese ci ha però dimostrato che nulla oramai è rimasto dello spavento e dell’estasi, nulla del diletto, dello stupore o del pallore che caratterizzavano i primi rudimentali e rischiosi tentativi. Siamo animali che volano mortalmente annoiati.