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L'intelligenza artificiale si fa strada anche nelle processioni di paese
A San Giovanni a Piro, in Cilento, una performance sostituisce santini e ceri con un grande monitor e le luci dei cellulari. Come metafora funziona (forse)

Foto Getty
Se avete visto passare una processione in cui i fedeli innalzavano i cellulari al cielo seguendo un monitor che trasmetteva immagini generate dall’intelligenza artificiale, non stavate assistendo a un nuovo culto neopagano, bensì con ogni probabilità vi trovavate a San Giovanni a Piro, in Cilento, dove la performance “Machina sacra” ha percorso le strade qualche giorno fa. L’iniziativa è stata concordata con la diocesi, immagino, altrimenti il monitor non sarebbe poi stato deposto nella locale cappella del Carmine; più che un tentativo di coordinare il rito con l’AI – che ha illuminato i display connettendoli a una litania di suoni sintetici – mi sembra però che il tutto si sia mantenuto nell’alveo dell’opera d’arte simbolica, per dimostrarci forse che veneriamo tutti un grande monitor collettivo, o forse che la nostra parte più spirituale e intima è oramai confinata nella scatola nera del telefono.
Sono certo che a San Giovanni a Piro, come in tutto il Cilento e in tutta l’Italia quand’era cristiana, fino a poco tempo fa invalesse l’usanza di giungere le mani e pregare durante i blackout: era un modo per passare il tempo al buio, certo, ma anche per sentirsi meno smarriti quando i ritrovati della tecnologia cessavano tutt’ a un tratto di funzionare. Perciò le processioni si fanno sempre a lume di candela e non di cellulare; altrimenti, chi pregheremo quando i dispositivi non si accenderanno più?