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Anche il cambiamento climatico fa calare il testosterone. Avvisare Vannacci
Un centro londinese di studi su fertilità ed embriologia rivela che il livello medio di testosterone è calato del 54 per cento fra il 1972 e il 2019, e fra le cause c'è anche il fattore clima. Riusciranno i maschilisti più rudi e pittoreschi a diventare dei Greti Thunberg per salvare la mascolinità?

Foto di Mike Erskine su Unsplash
E adesso chi lo dice a Trump, chi lo dice a Vannacci, a Orbán o anche solo ai famigerati fratelli Tate? Un centro londinese di studi su fertilità ed embriologia ha rilevato che il livello medio di testosterone è calato del 54 per cento fra il 1972 e il 2019, ciò che implica – lo spiego ai pochi talmente testosteronici da avere difficoltà con le divisioni – un calo annuo di almeno l’1 per cento per mezzo secolo. Fatto sta che fra le cause di questa spettacolare diminuzione gli scienziati individuano anche il cambiamento climatico.
A questo punto si apre un paradosso: i più muscolari negatori del cambiamento climatico sono abitualmente anche i maschilisti più rudi e pittoreschi, tant’è vero che i due aspetti non di rado coincidono nella visione politica; nei programmi, o nei proclami più o meno beceri sui social, è frequente che alla scarsa attenzione per le questioni ambientali corrisponda una certa protervia nell’asserire o patrocinare chissà quale superiorità del maschio. A questo punto però costoro si trovano di fronte a uno scacco matto: o si mettono nell’ordine d’idee di salvaguardare la loro preziosissima mascolinità, e improvvisamente diventano dei Greti Thunberg intenti a crociate per salvare il pianeta; oppure continuano imperterriti a dire che non fa poi così caldo e perdono anche il testosterone residuo nel giro del prossimo mezzo secolo. Non manca molto.