Entrare in un museo solo per l'aria condizionata vuol dire uccidere l'arte

Chi va nei musei in cerca non di bellezza, bensì di frescura, vuole piano piano ridurre tutte le opere d’arte antica, moderna o contemporanea a sfondo temporaneo dei comodi suoi. Una proposta

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Ultimo aggiornamento: 13:49
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Foto di Dannie Jing su Unsplash

Buonasera, sono il Cristo morto del Mantegna, sono la Venere del Botticelli, sono il gruppo del Laooconte, sono il Carlo V del Tiziano, ma sono anche la scatola in una valigia di Marcel Duchamp, sono la fanciulla nello studio di Felice Casorati, sono i funerali di Togliatti di Renato Guttuso, sono il giudizio universale di Damien Hirst. Siamo insomma tutte le opere d’arte antica, moderna o contemporanea che potete ammirare in uno degli innumerevoli musei d’Italia – quelli in cui, sui giornali e in tv, turisti sciabattanti si vantano di star trascorrendo intere giornate perché c’è l’aria condizionata. Questo implicito disprezzo che equipara immortali capolavori alle sfilze di derivati del latte nei frigoriferi dei supermercati, o ai tavolini sparsi nei corridoi dei centri commerciali, contrasta con il principio che ci rende immortali, ossia che tutta l’arte è completamente inutile.
Se l’arte invece servisse a qualcosa, foss’anche ad abbattere la temperatura corporea, anziché rifulgere in eterno noi deperiremmo con il tramontare dell’utilità, che immancabilmente prima o poi si esaurisce; chi dunque entra nei musei in cerca non di bellezza, bensì di frescura, vuole piano piano ucciderci col ridurci a sfondo temporaneo dei comodi suoi. Proponiamo pertanto che quest’eccezionale ondata di caldo venga utilizzata per fare un po’ di selezione: i musei potrebbero attrarre i visitatori occasionali con la promessa di una temperatura inferiore ai venticinque gradi e poi, una volta che sono dentro, chiudere le porte, spegnere l’aria condizionata e lasciarli smarriti a sudare mentre vagano per le sale in cerca di una via d’uscita. A quel punto, ce la vediamo noi.