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bandiera bianca •
Scandali a parte. Se neppure Rep. conosce Michele Mari, chi legge cosa in Italia?
Il caso Strega, cioè le indiscrezioni pubblicate dalla Repubblica su presunti insulti dello scrittore a Michela Murgia, riapre un'annosa questione: com'è possibile che uno scrittore premiato, docente universitario e firma dello stesso quotidiano resti ignoto a lettori colti e opinionisti?

Interessante spigolatura a margine dell’affaire-Mari che sta scuotendo il premio Strega è la letterina pubblicata ieri su Repubblica, in cui una lettrice affermava che, prima dello scandalo del pulmino per Bisceglie, non aveva mai sentito nominare questo Michele Mari, in ciò suffragata da Francesco Merlo nella risposta. Vuol dire dunque che una lettrice di quotidiani highbrow, abbastanza attenta da mandare lettere in redazione, e un giornalista affermato ed esperto, che pure è una persona colta, rientrano in una percentuale chissà quanto vasta di italiani privi della minima contezza dell’agone editoriale italiano. Giova ricordare infatti che Mari è figlio di uno dei più grandi designer della storia d’Italia, Enzo Mari, al quale qualche anno fa la Triennale di Milano ha dedicato una mostra monografica; che sua madre era Iela Mari (al secolo Gabriela Ferrario), autrice di alcuni fra i più innovativi ed eleganti libri per l’infanzia; che ha all’attivo una lunga attività di ricerca sulla letteratura italiana a cavallo fra Sette e Ottocento, da docente all’Università Statale di Milano; che ha esordito nella narrativa nel 1989 e ha conseguito un notevole succès de scandale dieci anni dopo con “Rondini sul filo”; che ciascun suo libro è scritto con un’abilità stilistica perfettamente calibrata sullo specifico contenuto narrativo, tale da impedirmi di citarne i titoli senza utilizzare il punto esclamativo (“Io venía pien d’angoscia a rimirarti”! “Tu, sanguinosa infanzia”! “La stiva e l’abisso”! “Rosso Floyd”! “Roderick Duddle”!); che, prima di partecipare a quest’edizione dello Strega, aveva già vinto il Bagutta, il Mondello e il Grinzane Cavour; che, infine, negli ultimi dieci anni ha pubblicato numerosi articoli su Repubblica, lo stesso quotidiano dove ieri ci si domandava smarriti chi fosse mai. Il fatto che una lettrice e un giornalista facciano mostra di ignorarlo può dunque significare due cose: o la damnatio memoriae è diventata istantaneamente operativa e, nel rapido volgere di una notte estiva, Mari è stato abbattuto alla stregua della statua di un negriero del Delaware; oppure – e sono più propenso a quest’ipotesi – davvero, in Italia, una lunga ed eccelsa carriera letteraria non garantisce neanche il più minuscolo granello di fama. La domanda che mi tormenta, a questo punto, non è tanto se Mari riuscirà comunque a vincere lo Strega fra due settimane, quanto, piuttosto: ma cosa leggono i lettori italiani?