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di Antonio Gurrado

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Il ferro da stiro, il senzatetto, Pucci. Appunti dal Fuorisalone

La Design Week vista da un divano (di design, ovviamente): installazioni involontarie, turisti spavaldi e una barretta di cereali dietetica. Guida alle installazioni che nessuno ha curato

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24 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:05 PM
Immagine di Il ferro da stiro, il senzatetto, Pucci. Appunti dal Fuorisalone

Installazioni per il Fuorisalone alla Statale di Milano, aprile 2026 (ANSA/MATTEO CORNER)

A margine della Design Week milanese, segnalo a vostro beneficio le installazioni che più mi hanno colpito in vari punti della città. Ho dedicato grande attenzione al ferro da stiro apparentemente nuovo eppure divelto e abbandonato all’angolo fra piazza Cincinnato e via Settembrini, simbolo della tecnologia che tutto divora, a cominciare da sé stessa; particolarmente indovinata mi è parsa la trovata di lasciarlo comunque dotato di un filo lasco e sfibrato che ancora lo connetteva al serbatoio dell’acqua calda, a mo’ di esausto cordone ombelicale, suggerendo come tale destino di consumazione e abbandono attenda fatalmente anche gli organismi viventi, anche noi esseri umani. Intelligente e sottile la scelta di decorare una sfilza di pali elettrici su viale Piceno con stendardi pubblicitari del prossimo show di Pucci, che garrivano al vento primaverile ricordando ai passanti la transitorietà della fama ma anche, nel suo caso, dell’infamia: dimenticata la disavventura di Sanremo, l’installazione faceva riferimento a un prossimo evento programmato in un’arena ben più estesa dell’Ariston, ergendosi essa stessa a bandiera della difesa della libertà di parola e della speranza in tempi migliori per tutte le minoranze perseguitate, fan di Pucci inclusi. Tralascio la sempre rimarchevole ma ormai consueta installazione di code davanti ai principali luoghi d’interesse, nonché la performance itinerante di innumerevoli figuranti stranieri intenti a correre senza posa da un lato all’altro della città, coi loro abiti balzani, i loro costosissimi accessori bohémien, i loro occhiali dalle geometrie ardite e quella costante aria al contempo smarrita e spavalda di chi, sapendosi turista, confida di non essere sottoposto alle noiose norme che regolano la vita abituale degli indigeni, quali ad esempio l’impenetrabilità dei corpi sui mezzi pubblici oppure il rischio di decesso quando si attraversa la strada in un punto a caso guardando per aria; mi concentro piuttosto sulla coraggiosa denuncia fornita dall’installazione di un vero e proprio senzatetto all’ingresso della fermata Lodi TIBB (metro gialla), rannicchiato sotto le coperte e immobile per l’intera settimana, chissà forse ancora vivo, privo di tutto e ciò nondimeno dotato come unico genere di conforto di una barretta di cereali dietetica, a dimostrazione anche le fasce più umili della popolazione locale oramai non sono in grado di rinunziare al fitness. Più di tutte, però, mi è piaciuta la mia installazione sul divano domestico – e di design, è ovvio – a leggere e sonnecchiare per tutta la settimana mentre tutt’attorno Milano mi cingeva d’assedio impazzita.

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