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di Antonio Gurrado

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Dio si nasconde nella punteggiatura

L'entusiasmo inatteso della fede si segnala con un punto esclamativo, non con una domanda. Una storia di segni di interpunzione dal nuovo libro dell’abbadessa del monastero romano di Santa Chiara, Elena Francesca Beccaria, in clausura da quarant’anni
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20 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:44 PM
Immagine di Dio si nasconde nella punteggiatura

Foto di Rey Seven su Unsplash

Tutti sanno del diavolo, ma credo che soprattutto Dio stia nascosto nei dettagli. Marsilio ha appena pubblicato un libro dell’abbadessa del monastero romano di Santa Chiara, Elena Francesca Beccaria, in clausura da quarant’anni. Si intitola “La gioia nel silenzio” e, oltre a sagge riflessioni sulla fede e una spiazzante esegesi delle nozze di Cana, contiene inevitabilmente la storia della sua vocazione. A ventisette anni, mentre andava al lavoro, notò un’abbazia abbandonata nei pressi di Tortona e decise d’impulso: “Attratta da non so cosa – o chi! – sono entrata”. Ora, io passo le giornate ad aggiustare libri altrui e, fossi stato interpellato per questa pubblicazione, meccanicamente avrei corretto la punteggiatura; quel pronome è interrogativo, quindi ci va il punto interrogativo. Avrei fatto male, e ha fatto bene l’editor di Marsilio a non correggere, perché invece lì ci va proprio il punto esclamativo: non è una domanda quanto il segno di un entusiasmo inatteso dettato dall’incontrare e riconoscere qualcuno che non si aspetta.
Un errore comune in cui incorriamo tutti, credenti e no, è pensare che la vocazione e la fede in generale siano un cambiamento di spartito, una modifica delle parole attraverso cui viviamo la nostra vita o, se vogliamo abbondare con le metafore editoriali, l’inizio di un nuovo libro. Invece non è vero. Il libro resta sempre lo stesso e le parole quelle a disposizione di tutti: i momenti belli, i momenti brutti, la rabbia e la gioia, la paura e la calma. Cambiano invece i segni di interpunzione; lì dove tutti metteremmo un punto interrogativo, chi incontra Dio ci mette il punto esclamativo. E, come sa chi aggiusta i libri altrui, la punteggiatura è tutto: cambia il tono, il senso, la storia.

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