di Antonio Gurrado
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L'ultima libertà di quest'epoca: vivere altrove perché ogni posto è uguale all'altro
A Torino un trentenne sceglie di vivere come se fosse nel 1900, con tanto di bombette, tabarro e baffi arricciati all'insù. Un'evasione dal presente, almeno finché non entra in scena la creazione di un profilo Instagram
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9 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:45 PM

© foto Google Creative Commons
Sono un ragazzo distratto, perciò, quando ho fugacemente sentito parlare del trentenne che a Torino vive ancora nel Novecento, mi sono immaginato uno di quei giovani invecchiati che vanno in giro con la camicia a scacchi aperta sopra la maglia degli Oasis e mezza coperta di una zazzera malcresciuta; fino a che non ho prestato miglior orecchio, scoprendo come il trentenne in questione viva nel 1900 inteso come anno esatto, con tanto di tabarro e bombetta e baffi arricciati all’insù. Certo che è facile vivere nel 1900 a Torino, coi suoi portici e i suoi locali dagli specchi opachi, direi al trentenne proveniente in realtà dalla Lucania, dove posso solo immaginare l’accoglienza che riceverebbe se andasse in giro conciato così per il centro storico di Rionero in Vulture; a meno che la smania, l’allucinazione, la follia di vivere come se fosse il 1900 esatto non derivasse a detto trentenne da una specifica ostilità nei confronti di Umberto I di Savoia, che proprio in quell’anno fu assassinato dall’anarchico Bresci – cosa che a Torino, immagino, avrà fatto sollevare più di un sopracciglio. Ciò detto, è vero anche che il balzano trentenne coi baffi impomatati sta esercitando l’ultima libertà che ci è rimasta in quest’epoca in cui siamo sommersi di libertà illusorie: se la globalizzazione ha reso impossibile vivere altrove perché ogni posto diventa uguale all’altro, se la tecnologia ha reso impossibile scappare e rifugiarci da qualche parte perché il nostro nemico ci segue ossessivamente acquattato nel telefono che portiamo ovunque in tasca, l’unica soluzione e l’unica salvezza è trasferirsi non in un altro luogo, bensì in un altro tempo. Forse però mi sbaglio, ora che ho scoperto che il trentenne del 1900 ha appena aperto un profilo Instagram, che fa molto 2018.
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