La cheese race come metafora della vita

È una delle competizioni più matte della terra e funziona così: si fa rotolare una forma di formaggio locale giù per una collina, con un lieve vantaggio sul gruppone di concorrenti che gareggiano nell’inseguirla
31 MAG 24
Ultimo aggiornamento: 12:34
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Inattese metafore della vita giungono da Brockworth, nel Gloucestershire, dove ogni anno si tiene la cheese race. È una delle competizioni più matte della terra e funziona così: si fa rotolare una forma di formaggio locale giù per una collina, con un lieve vantaggio sul gruppone di concorrenti che gareggiano nell’inseguirla; il primo che riesce ad afferrarla vince, e riceve in premio la forma medesima. Il rubizzo australiano che ha prevalso probabilmente non lo sa, ma questa gara è una metafora perché tutta la vita è un continuo correre dietro qualcosa che rotola via, sgomitando e rischiando l’osso del collo nel tentativo di fermarla. È una metafora perché, una volta che l’abbiamo presa, la cosa di cui ci siamo impossessati si rivela per quel che è – in questo caso una semplice forma di un derivato del latte, per giunta un po’ ammaccata – e scopriamo che alla fine sarebbe stato più comodo comprarla in caseificio. Ma, soprattutto, è una metafora perché quest’anno c’è stata una falsa partenza: credendo di aver sentito il via, una concorrente si è scapicollata giù per quasi duecento metri di dislivello e solo quando è arrivata ai piedi della collina, infangata e sfatta, ha scoperto che ad attenderla non c’era nessun formaggio.