L'università di Bristol cancella tabacco, zucchero e cacao dal suo passato

L'ateneo ha deciso di disfarsi dei retaggi di due finanziatori di inizio Novecento che commerciavano prodotti lavorati dagli schiavi. Con una sigaretta, un caffè dolce e una tavoletta di cioccolato oggi anche una matricola diventerebbe un ribelle
29 NOV 23
Ultimo aggiornamento: 16:38
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Foto di Korng Sok su Unsplash&nbsp;<br />

Che peccato non avere studiato all’università di Bristol! Non tanto per fregiarsi di uno stemma con dentro una caravella, un delfino e un cavallo, a fronte di quegli insignificanti loghi di università nostrane con scettri, corone e pallii. Nemmeno perché il delfino di cui sopra farà presto una brutta fine, in quanto insegna di famiglia di Edward Colston, trafficante di schiavi fra Sei e Settecento, da cui però l’ateneo inglese non ha ricevuto manco una sterlina bucata, essendo stato fondato centocinquant’anni dopo la sua morte. E, vi dirò, neppure per la levatura morale e per l’acribia con cui l’università ha deciso di disfarsi dei retaggi di due finanziatori di inizio Novecento, i quali non erano coinvolti nel traffico di schiavi, attenzione, ma commerciavano tabacco, zucchero e cacao, prodotti che alla schiavitù possono essere ricondotti in senso lato, per associazione d’idee. Ecco, che peccato non avere studiato all’università di Bristol: da matricole, quando si vuole passare per ribelli, sarebbe bastato accendersi una sigaretta, bere caffè dolce e comprare una tavoletta di cioccolato per avere fama di criminali.