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di Antonio Gurrado

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Se il Bambi della Valmalenco potesse parlare

In provincia di Sondrio il proprietario di un agriturismo ha adottato e allevato per due anni un cucciolo di cervo. Oggi la polizia lo ha portato in un'area idonea, dove può vivere in sicurezza e senza mettere in pericolo nessuno. La famiglia adottiva protesta in buona compagnia. Ma inumano sarebbe tenerlo ancora lì: anche i cerbiatti crescono
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24 AUG 22
Immagine di Se il Bambi della Valmalenco potesse parlare

 Foto Ansa

Buonasera, sono un cervo, un maestoso cervo, un possente irrefrenabile cervo della Valmalenco. Siccome un paio d’anni fa ero ancora un cerbiatto, e mia madre era morta, tutti avevano detto “Ooooh, che carino” leggendo che ero stato adottato dal proprietario di un agriturismo qui vicino, che mi aveva allattato col biberon e accolto nella sua stalla. Inevitabilmente, mi avevano chiamato Bambi. Altrettanto inevitabilmente, col passare del tempo sono cresciuto: mi chiamo ancora Bambi ma non sono più un cerbiatto fragile e malfermo dagli occhioni spalancati (e tutti: “Ooooh, che carino”), sono un cervo, un maestoso cervo, un possente irrefrenabile cervo della Valmalenco. La polizia è intervenuta allora per sottrarmi al mio papà adottivo e portarmi via dall’agriturismo, e tutti a protestare per quest’atto inumano. Ci credo che è inumano, poiché, non so se l’avete capito le prime due volte, ve lo ripeto, sono un cervo. E voglio vedere se fra qualche settimana, entrando in calore, avessi sfondato la staccionata, spaccato giù tutto, incornato proprietario e avventori dell’agriturismo – voglio vedere se, anche allora, tutti a dire: “Ooooh, che carino, Bambi”.

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