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di Antonio Gurrado

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Cortocircuito all'Onu. Libertà di religione anche per atei e vegani

“Piena eguaglianza tra pensiero, coscienza, religione e convinzione”, rivendica Nazila Ghanea, la nuova incaricata delle Nazioni Unite "per la libertà di religione o convinzione”
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9 AUG 22
Ultimo aggiornamento: 01:16 PM
Immagine di Cortocircuito all'Onu. Libertà di religione anche per atei e vegani

Nazila Ghanea (foto Foreign and Commonwealth Office via Wikimedia)&nbsp;<br />

Ci vuole libertà di religione anche per atei e vegani, rivendica Nazila Ghanea, la nuova incaricata Onu per la libertà di religione. In effetti il suo titolo completo è “incaricata per la libertà di religione o convinzione”, e ciò porterebbe a pensare che quella o sia una disgiunzione esclusiva: in tal caso, tuttavia, vorrebbe dire che le religioni non sono mere convinzioni personali, quindi hanno una valenza oggettiva tanto quanto le più ardite rivendicazioni scientifiche di atei e vegani, ma anche – che so – di marxisti e ambientalisti.
Non a caso allora Nazila Ghanea si affretta a specificare che il suo incarico presuppone una “piena eguaglianza tra pensiero, coscienza, religione e convinzione”.
Ne consegue allora che le religioni sono equiparabili alle convinzioni, nel senso che uno crede in qualcosa perché ne è convinto soggettivamente; ma significa anche che le convinzioni sono equiparabili alle convinzioni, e quindi l’ateismo, il veganesimo, ma anche – che so – il marxismo e l’ambientalismo, si fondano su un sistema di credenze irrazionali e indimostrabili, probabilmente di natura superstiziosa.

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