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di Antonio Gurrado

A Viterbo un assessore leghista ha avuto un'ideona: si è inventato il reato di bontà

La leghista Claudia Nunzi propone multe sia a chi chiede sia a chi fa l'elemosina. Il rischio è di innescare un circolo vizioso paradossale
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21 AUG 18
Immagine di A Viterbo un assessore leghista ha avuto un'ideona: si è inventato il reato di bontà

Barboni che dormono di giorno per le strade di Roma (foto LaPresse)

Al reato di bontà non aveva ancora pensato nessuno ma ecco che rimedia alla mancanza un assessore di Viterbo: la leghista Claudia Nunzi, delegata a termalismo e sicurezza, ha proposto di punire non solo chi chiede l’elemosina ma anche chi la fa. Non c’è bisogno di addentrarsi in una diatriba per decidere se un’azione occasionale, spontanea e gratuita, possa essere proibita dalla legge in quanto tale: a rigore, con lo stesso criterio bisognerebbe interdire anche la paghetta dei nonni ai nipotini o l’obolo versato dopo la predica a Messa.
È più interessante notare come, secondo la Nunzi, vada comminata una multa sia a chi si rende reo di buona azione sia a chi tende la mano per domandare la carità. Scelta curiosa, visto che uno dei principali motivi per cui si chiede l’elemosina è che non si hanno soldi, quindi non si dispone di un budget per pagare le multe. Se ne deduce che i viterbesi ridotti sul lastrico dovranno intensificare l’accattonaggio allo scopo di mettere da parte una cifra extra da versare nelle casse comunali, costringendo così i viterbesi più abbienti a dar via sempre più soldi sia in elemosine sia in relative multe, fino all’estremo di dover chiedere la carità anche loro, magari agli ex mendicanti, onde accumulare soldi sufficienti a pagare la multa anti-elemosina e così via all’infinito.

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