di Antonio Gurrado
Le montagne secondo Cognetti
L'artificiosità del confine montano vista dal vincitore del Premio Strega e da Pascal
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2 MAY 18
Ultimo aggiornamento: 05:52 PM

“Verità di qua dai Pirenei, errore di là dai Pirenei”, appuntava Pascal nei “Pensieri”. Più modestamente Paolo Cognetti, interpellato ogni volta che si parla di montagne, esprime scetticismo sui complessi e anacronistici trattati fra Italia e nazioni limitrofe per ridisegnare al centimetro i confini montani dopo lo scioglimento di ghiacci o lo smottamento di pietre. Per Pascal il confine montano è artificiale in quanto serve solo a separare due opinioni ossia due diverse visioni della vita e della società (verità di qua, errore di là). Per Cognetti il confine montano è artificiale in quanto la montagna sovrasta l’uomo e ignora imperterrita i colpi di pennarello sulle cartine politiche. Solo che per Pascal al di sopra dei confini, quindi al di sopra di opinioni e montagne, si colloca un assoluto da ricercare con tutte le forze e a cui saldarsi per far perdere di senso a ogni distinzione umana. Pare invece che Cognetti scorga l’assoluto nella montagna stessa, ossia nell’inflessibilità della natura di fronte alle vicende umane. Se ne può dedurre che, se uno scrittore va a vivere in montagna, è magari perché non si arrischia a salire più su.
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