Tra Lutero e l'Epifania, la profezia di Papa Adriano VI che Francesco dovrebbe leggere

Perché gli improperi che Lutero rivolse 500 anni fa alla figura del Pontefice infangano ancora il Vaticano
6 GEN 17
Ultimo aggiornamento: 15:41 | 22 AGO 20
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Porco. Anticristo. Tosatore di greggi, spargitore di sangue, vergognoso tiranno. Lupo, leone e cane. Pervertitore della Sacra Scrittura. Empio e perverso bestemmiatore. Avversario di Cristo; deformatore di Cristo; crocifissore di Cristo. Sacrilego. Apostolo dell'Anticristo. Diavolo, Satana, Anticristo ignorante. Faccia da prostituta. Autore di ogni empietà, bestemmia, ignoranza, impudenza e ipocrisia; di frode e d'impostura. Briccone. Pestifero, odioso e corrotto. Ora non dico che l'Epifania, cinquecento anni dopo, debba far apparire e manifestare al Papa codesto florilegio d'improperi che Martin Lutero gli rivolse al tempo in cui riformava l'Europa; e nemmeno voglio stare a cavillare sul fatto che ai singoli Giulio II e Leone X Lutero si rivolgesse financo con deferenza, dichiarando di non nutrire nulla contro di loro individualmente bensì di riservare tutte le offese sopraddette al titolo stesso di Pontefice, e quindi per estensione anche a colui che regna oggi.
Mi basterebbe che a Papa Francesco, così affezionato all'anniversario protestante, si manifestasse l'apostrofe di Adriano VI: “Chi ha devastato la vigna del Signore? Chi, se non un cinghiale selvatico? Dobbiamo ringraziare te se le chiese sono senza fedeli e i fedeli senza preti, se i preti sono senza onore e i cristiani senza Cristo”. All'epoca sembrava una maledizione estemporanea; adesso sappiamo che era una profezia cinquecentenaria.