Un nipote moderno, civico e con il pensiero alla gruviera

Guai a diventare nonni di un ragazzino che tira molotov e odia la polizia. Molto meglio un dodicenne istruito alla vivacità, all'imprevedibilità e alla profondità del pensiero di Elly Schlein

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Mai diventare nonno di un tipastro sui dodici anni, incazzato ovviamente non solo con mamma e papà, anche con noi che gli parliamo di ’68, Berlinguer, Craxi, Berlusconi, Brigate Rosse e, raschiando il fondo, di Di Pietro, Montanelli, Borrelli, Gratteri e peggio. Poi certo che il ragazzino adocchia una vetrina. Si tenta una scusa: frequenta quella cazzo di scuola, una noia mortale. Pazienza. Si ritenta: se non diventa scemo così, travolto dalla barba di Garibaldi, individua come maestro quel mattacchione del professor Barbero, modo più allegro per diventar più fessi. Barbero è una creatura di Svongolo, certo, ma pazienza. Non vorrei essere nonno di una testa di legno che tira molotov e ce l’ha coi poliziotti come l’ebbero papà, mamma, i nonni, D’Alema, La Russa, Manconi, Veltroni (Veltroni non so, forse), Svongolo non direi, ma Bettini o Meloni sì, ancora imbecilli con dieci anni più del ragazzino. Vorrei un nipote per bene, un dodicenne istruito al civismo, alla vivacità, alla profondità e all’imprevedibilità del pensiero alla gruviera di Elly Schlein, indomabile ribelle. Ah, e moderna.