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Grossman e il diritto di Israele a non essere più un popolo di eroi
29 OTT 26

(Foto Getty)
David Grossman, non son degno di giudicarlo, mi pare abbia ragione: “In questi anni abbiamo assistito a come una democrazia, proprio in virtù dei suoi valori, si sia piegata di fronte a chi vuole distruggerla”. Già. Il fatto è che gli ebrei, da fresche vittime che potremmo perfino chiamare genocidate, ambivano a uno Stato proprio e a nuovi olocausti mai più. Sono passati ottant’anni, l’infamia di genocidi è toccata a loro pur se la realtà sembrerebbe raccontare ai meno superficiali come restino i genocidiandi. Capitò altre volte. Detto altrimenti: un popolo costretto a far la parte splendida della vittima nobile e circondata, che abbozzò pure molto (esistendo per fortuna un’atomica con la stella di Davide, invece che con la mezzaluna di Maometto), sai che c’è? C’è che, dopo un secolo di vita in bilico, si conserverà preziosa la memoria, ci mancherebbe altro, ma i cent’anni che passano, il tempo è spietato, sanno restituire l’abitudine a tornare normali, invece che eroi per un giorno come ieri. Ma i quasi normali del Duemila, lo capisca il grande Grossman della tradizione, se qualcuno insiste a eliminarli, reagiscono purtroppo con una democrazia imprecisa.
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E' nato a Genova il 18 luglio 1947. E’ giornalista di Panorama, collabora con Il Foglio. Suo papà era di sinistra, sua mamma di sinistra, suo fratello è di sinistra, sua moglie è di sinistra, suo figlio è di sinistra, sua nuora è di sinistra, i suoi consuoceri sono di sinistra, i cognati tutti di sinistra, di sinistra anche la ex cognata. Qualcosa doveva pur fare. Punta sulla nipotina, per ora in casa gli ripetono di continuo che ha torto. Aggiungono, ogni tanto, che è pure prepotente. Il prepotente desiderava tanto un cane. Ha avuto due gatti.
