Grossman e il diritto di Israele a non essere più un popolo di eroi

29 OTT 26
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(Foto Getty)

David Grossman, non son degno di giudicarlo, mi pare abbia ragione: “In questi anni abbiamo assistito a come una democrazia, proprio in virtù dei suoi valori, si sia piegata di fronte a chi vuole distruggerla”. Già. Il fatto è che gli ebrei, da fresche vittime che potremmo perfino chiamare genocidate, ambivano a uno Stato proprio e a nuovi olocausti mai più. Sono passati ottant’anni, l’infamia di genocidi è toccata a loro pur se la realtà sembrerebbe raccontare ai meno superficiali come restino i genocidiandi. Capitò altre volte. Detto altrimenti: un popolo costretto a far la parte splendida della vittima nobile e circondata, che abbozzò pure molto (esistendo per fortuna un’atomica con la stella di Davide, invece che con la mezzaluna di Maometto), sai che c’è? C’è che, dopo un secolo di vita in bilico, si conserverà preziosa la memoria, ci mancherebbe altro, ma i cent’anni che passano, il tempo è spietato, sanno restituire l’abitudine a tornare normali, invece che eroi per un giorno come ieri. Ma i quasi normali del Duemila, lo capisca il grande Grossman della tradizione, se qualcuno insiste a eliminarli, reagiscono purtroppo con una democrazia imprecisa.