Un consiglio per Massimo Gramellini

Non è soltanto un giornalista bravissimo e uno scrittore molto gradevole, è anche un invidiabile padrone del vocabolario. Potrebbe fare il direttore prossimo al posto di Cazzullo, ma mai e poi mai il Megaconsigliere: un Machiavelli al Corriere esiste già

17 OTT 26
Immagine di Un consiglio per Massimo Gramellini
Massimo Gramellini non è soltanto un giornalista bravissimo, uno scrittore molto gradevole e un invidiabile padrone del vocabolario. Distingue perfettamente i metri di differenza tra il Campo largo e quello stretto, cita con competenza le smarronate del primo, le follie dello stesso, il niente del Campo stretto, e il vorrei ma non posso di interi pezzi di entrambi i campi. Parlo di Gramellini con invidia, non scherzo, perché è infinitamente più bravo di noi, sa vagare dal consiglio comunale di Busto Arsizio alla politica internazionale, dalla Grande Inter a quei poveretti del Genoa, da Ella Fitzgerald ad Arisa. E’ un’enciclopedia vivente di consigli definitivi, dai comportamenti, che sono il suo pane di oggi, alla politica, forse il companatico di domani. Conosce tutto, ancor meglio di Michele Serra, perché è più giovane, quindi meno scontato, poi perché molto sa di suo e molto si documenta, con un’ansia di lavorare che non dico Cazzullo, ma quasi. Samo ormai affezionati a Gramellini, tatticamente perfetto a sinistra pur se strategicamente appena sotto. Vorremmo per questo consigliarlo di non spingersi troppo in alto: potrebbe fare il direttore prossimo al posto di Cazzullo (Stella ha già incassato), ma mai e poi mai il Megaconsigliere: un Machiavelli al Corriere esiste già e si chiama Svongolo.